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domenica, aprile 02, 2006

Koln Concert


Uomo solo. Solo e piano. Immaginatelo piccolo piccolo di fronte alla folla. Sarà' un'impresa arrivare alla fine, non meno epico dei racconti più noti. E 'un viaggio, è aspro, è piuttosto insidioso. Può finire malissimo. L'importante è lasciarsi scorrere. E suonare.

Köln Concert è registrato il 24 gennaio 1975, dopo una serie infinita d'avversità (non ultima l’indisposizione del pianista), che quasi ne compromette la registrazione.
Jarrett non riesce, per quella serata, ad utilizzare uno Steinway decente, e deve ripiegare in uno dei due Bösendorfer che la città di Colonia mette a disposizione. Per ironia della sorte gli viene erroneamente assegnato quello non revisionato.
Il suono che n'esce fa pensare più ad uno strumento da barrell house che non ad uno da concerto, quindi Jarrett vista l’impossibilità di usare appieno tutte le ottave (solo quelle dei medi erano accettabili) è costretto ad usare la mano sinistra per suonare dei ritmi ripetitivi che meglio si adattano al suono del registro medio-basso.
Il concerto è diviso in quattro sezioni (part I, IIa, IIb, IIc), per un totale di un’ora e sei minuti di musica, dove il pezzo d’apertura occupa ben ventisei minuti, e tiene come sempre il pubblico con il fiato sospeso tra accordi complessi, lunghe pause, stomp (il battito deciso del piede per cadenzare il tempo di 1/70) e gli immancabili mugoli che rendono inconfondibile ogni interpretazione jarrettiana.
Il secondo pezzo, meglio di tutti, rende l’idea di come Jarrett ha dovuto suonare a causa delle scarse qualità del pianoforte, con la mano sinistra sempre impegnata ad improvvisare ritmi ripetitivi e con la destra pure impegnata nella parte bassa della tastiera. Infatti, nella partitura del concerto in questo pezzo ci sono quasi otto pagine dove le chiavi sono entrambi di basso (solitamente le chiavi sono di basso per la mano sinistra e di violino per la mano destra).
Il terzo brano suonato inizialmente nella tonalità di LA maggiore si può suddividere in tre momenti ben distinti con un inizio tranquillo dove la mano destra impronta un tema mentre la sinistra esegue un ritmo ripetitivo e calzante.
Con un trillo ed un salto d’ottava (un ottava corrisponde nella tastiera ad otto note) Jarrett espone il secondo momento del brano ricco di scale che si susseguono per alcuni minuti. Nella terza parte (la più lunga) il pianista suona in maniera molto ripetitiva con un continuo cambio di tempo (6+3/16, 12+2/16 5/8, 6+2/8, 7/8, 9/8) abbandonando la tonalità iniziale per passare a quella di LAb che sarà usata sino alla fine dove Jarrett ci delizia con alcune scale sostenute solo da poche note basse.
Jarrett ed il produttore dell’ECM Manfred Eicher, prima dell’inizio del concerto, quasi annullano la registrazione viste tutte le avversità che si erano susseguite, ma ascoltano il nastro durante un viaggio e pensano che nonostante tutto è del materiale musicalmente coerente. Eicher e l’ingegnere del suono Wieland lavorano tre giorni per migliorare, sebbene di poco, la qualità dell’incisione.
Il disco, che esce nello stesso 1975, è un successo tale da guadagnarsi il titolo di Record of the year nell’importante rivista Times e le sue vendite vanno a gonfie vele tanto da registrare fino alla primavera del 1978 il record di 1.400.000 copie vendute

4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Hi all!
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G'night

5:54 PM  
Anonymous Anonimo said...

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5:32 AM  
Anonymous Anonimo said...

grazie per l'articolo, bello veramente, non conoscevo i retroscena del concerto...non mi stanco mai di ascoltarlo, un capolavoro assoluto.

11:24 AM  
Anonymous wurdalak said...

grazie per le informazioni

12:18 AM  

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